Cucina e ozono

L’ozono, oggi ha diverse possibilità d’impiego anche nella nostra casa, dal bagno alla cucina; dalla disinfezione degli ambienti,  alla depurazione delle acque, ma è pubblicizzato come simbolo del progresso scientifico anche nei manifesti futuristi. L’ozono è stato trovato nel 1840 e nel 1866 si scopre la sua composizione triatomica. L’ozono non inquina e non ha effetti collaterali, ma una concentrazione troppo elevata, essa può essere nociva per la nostra salute.

Nel Manifesto della cucina futurista di Marinetti, del 1930, si sostenevano varie possibilità di utilizzo dell’ozono per la nostra cucina, dei robot e altra attrezzatura che essa viene utilizzata anche ai nostri giorni. Fra le caratteristiche della cucina futurista, c’è l’abolizione della pasta e l’esaltazione di una cucina simile alla cucina francese, evidente nelle ricette seguenti. Gli apparecchi con l’ozono, all’epoca, essi erano già utilizzati in Francia e Germania.

info@mancinigabriella.it

MANIFESTO DELLA CUCINA FUTURISTA

Una vera e propria campagna per l’affermazione di una tavola avanguardista, con teorie e proposte concrete, prese avvio dal 28 dicembre del 1930, quando F.T. Marinetti, pubblicò sulla “Gazzetta del popolo” di Torino il “Manifesto della cucina futurista”; scritto che fu rilanciato nel gennaio successivo sulla CUCINA ITALIANA e su altre riviste.

Il Futurismo italiano, padre di numerosi futurismi e avanguardisti esteri, non rimane prigioniero delle vittorie mondiali ottenute “in venti anni di battaglie artistiche politiche spesso consacrate col sangue” come le chiamò Benito Mussolini. Il Futurismo italiano affronta ancora l’impopolarità con un programma di rinnovamento totale della cucina. Fra tutti i movimenti artistici e letterari è il solo che ha per essenza l’audacia temeraria.

Il  “novecentismo”  pittorico e letterario sono in realtà due futurismi di destra moderatissimi e pratici. Attaccati alla tradizione, essi tentano prudentemente il nuovo per trarre dall’una e dall’altro il massimo vantaggio.

 Contro la pastasciutta

Il Futurismo, è stato definito dai filosofi  «misticismo dell’azione», da Benedetto Croce «antistoricismo», da Graça Aranha «liberazione dal terrore estetico», da noi: «orgoglio italiano novatore», formula di  «arte-vita originale», «religione della velocità»,  «massimo sforzo dell’umanità verso la sintesi», «igiene spirituale», «metodo d’immancabile creazione»,

«splendore geometrico veloce», «estetica della macchina».

Antipraticamente quindi, noi futuristi trascuriamo l’esempio e il monito della tradizione per inventare ad ogni costo un nuovo, giudicato da tutti pazzesco.

Pur riconoscendo che uomini nutriti male o grossolanamente hanno realizzato cose grandi del passato, noi affermiamo questa verità: si pensa, si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia.

Consultiamo in proposito le nostre labbra, la nostra lingua, il nostro palato, le nostre papille gustative, le nostre secrezioni glandolari ed entriamo genialmente nella chimica gastrica.

Noi futuristi sentiamo che per il maschio, la voluttà dell’amare è scavatrice abissale dall’alto al basso, mentre per la femmina è orizzontale a ventaglio. La voluttà del palato è invece per il maschio e per la femmina sempre ascensionale dal basso all’alto del corpo umano. Sentiamo inoltre la necessità di impedire che l’italiano diventi cubico massiccio impiombato da una compattezza opaca e cieca. Si armonizzi invece sempre più con l’italiana, snella trasparenza spiralica di passione, tenerezza, luce, volontà, slancio, tenacia eroica. Prepariamo un’agilità di corpi italiani adatti ai leggerissimi treni d’alluminio che sostituiranno gli attuali pesanti di ferro, legno, acciaio.

Convinti che nella probabile conflagrazione futura, vincerà il popolo più agile, più scattante, noi futuristi, dopo avere agilizzato la letteratura mondiale, con le parole in libertà e lo stile simultaneo, svuotato il teatro dalla noia mediante sintesi a-logiche a sorpresa e drammi d’oggetti inanimati, immensificato la plastica con l’antirealismo, creato lo splendore geometrico architettonico senza decorativismo, la cinematografia e la fotografia astratte, stabiliamo ora il nutrimento adatto ad una vita sempre più aerea e veloce.

Crediamo anzitutto necessaria:

a) L’abolizione della pastasciutta. Assurda religione gastronomica italiana.

Forse gioveranno agli inglesi, lo stoccafisso, il roast-beef e il budino, agli olandesi, la carne cotta col formaggio, ai tedeschi il sauer-kraut, il lardone affumicato e il cotechino; ma agli italiani, la pastasciutta non giova.

Per esempio, contrasta collo spirito vivace e con l’anima appassionata, generosa, intuitiva dei napoletani. Questi sono stati combattenti eroici, artisti ispirati, oratori travolgenti, avvocati arguti, agricoltori tenaci a dispetto della voluminosa pastasciutta quotidiana. Nel mangiarla, essi sviluppano il tipico scetticismo ironico e sentimentale che tronca spesso il loro entusiasmo.

Un intelligentissimo professore napoletano, il dott. Signorelli, scrive:

«A differenza del pane e del riso, la pastasciutta è un alimento che s’ingozza, non si mastica. Questo alimento amidaceo viene in gran parte digerito in bocca dalla saliva e il lavoro di trasformazione è disimpegnato dal pancreas e dal fegato. Ciò porta ad uno squilibrio con disturbi di questi organi. Ne derivano: fiacchezza, pessimismo, inattività nostalgica e neutralismo».

Invito alla chimica

La pastasciutta, nutritivamente inferiore del 40% alla carne, al pesce, ai legumi, lega con i suoi grovigli, gli italiani d’oggi ai lenti telai di Penelope e ai sonnolenti velieri, in cerca di vento. Perché opporre ancora il suo blocco pesante all’immensa rete d’onde corte lunghe che il genio italiano ha lanciato sopra oceani e continenti, e ai paesaggi di colore, forma, rumore che la radiotelevisione fa navigare intorno alla terra? I difensori della pastasciutta ne portano la palla o il rudero nello stomaco, come ergastolani o archeologi.  Ricordatevi poi che l’abolizione della pastasciutta libererà l’Italia dal costoso grano straniero e favorirà l’industria italiana del riso.

b) L’abolizione del volume e del peso nel modo di concepire e valutare il nutrimento.

c) L’abolizione delle tradizionali miscele per l’esperimento di tutte le nuove miscele apparentemente assurde, secondo il consiglio di Jarro Maincave e altri cuochi futuristi.

d) l’abolizione del quotidianismo mediocrista nei piaceri del palato.

Invitiamo la chimica al dovere di dare presto al corpo le calorie necessarie mediante equivalenti nutritivi gratuiti di Stato, in polvere, in pillole, composti albuminoidei, grassi sintetici e vitamine. Si giungerà così ad un reale ribasso del prezzo della vita e dei salari con relativa riduzione delle ore di lavoro. Oggi per duemila Kilowatt occorre soltanto un operaio. Le macchine costituiranno presto un obbediente proletariato di ferro, acciaio, alluminio al servizio degli uomini quasi totalmente alleggeriti dal lavoro manuale. Questo, essendo ridotto a due o tre ore, permette di perfezionare e nobilitare le altre ore col pensiero, le arti e la pregustazione di pranzi perfetti. In tutti i ceti, i pranzi saranno distanziati ma perfetti nel quotidianismo degli equivalenti nutritivi.

Il pranzo perfetto esige:

1. Un’armonia originale della tavola (cristalleria, vasellame, addobbo) con i  sapori e colori delle vivande.

2. L’originalità assoluta delle vivande.

 “Il Carneplastico”

Esempio: Per preparare il “Salmone dell’Alaska ai raggi del sole, con salsa Marte”, si prende un bel salmone dell’Alaska, si trancia e passa alla griglia con pepe e sale e olio buono, finché è bene dorato. Si aggiungono pomodori tagliati a metà, preventivamente cotti sulla griglia con aglio e prezzemolo. Al momento di servirlo, si posano sopra le fette, dei filetti d’acciuga intrecciati a dama. Su ogni trancia, una rotella di limone con capperi. La salsa, sarà composta d’acciughe, tuorli d’uova sode, basilico, olio d’oliva, un bicchierino di liquore italiano Aurum, e passati al setaccio. (Formula di Bulgheroni, primo cuoco del ristorante Penna d’Oca).

Esempio: Per preparare la “Beccaccia al Monterosa con salsa Venere”, prendete una bella beccaccia, pulitela, copritene lo stomaco con fette di prosciutto e lardo, mettetela in una casseruola con burro, sale, pepe, ginepro, cuocetela in un forno molto caldo, per quindici minuti, innaffiandola di cognac. Appena tolta dalla casseruola, posatela sopra un crostone di pane quadrato, inzuppato di rhum e copritela con una pasta sfogliata. Rimettetela poi nel forno, finché la pasta è ben cotta. Servitela con questa salsa: un mezzo bicchiere di marsala e vino bianco, quattro cucchiai di mirtilli, della buccia d’arancia tagliuzzata, il tutto bollito per dieci minuti. Ponete la salsa nella salsiera e servitela molto calda. Formula di Bulgheroni, primo cuoco del  ristorante Penna d’Oca di Milano.

3. L’invenzione di complessi plastici saporiti, la cui armonia originale di forma e colore nutrano gli occhi ed ecciti la fantasia, prima di tentare le labbra.

Esempio:  il Carneplastico creato dal pittore Futurista Fillia, interpretazione sintetica dei paesaggi italiani, è composto di una gran polpetta cilindrica di carne di vitello arrostita, ripiena di undici qualità diverse di verdure cotte. Questo cilindro, disposto verticalmente nel centro del piatto, è coronato da uno spessore di miele e sostenuto alla base da un anello di salsiccia che poggia su tre sfere dorate di carne di pollo.

Equatore + Polo Nord

Esempio: il complesso plastico mangiabile Equatore + Polo Nord, creato dal pittore Futurista Enrico Trampolini, è composto da un mare equatoriale di tuorli rossi d’uova all’ostrica, con pepe, sale, limone. Nel centro emerge un cono di chiaro d’uovo montato e solidificato pieno di spicchi d’arancio come succose sezioni di sole. La cima del cono, sarà tempestata di pezzi di tartufo nero, tagliati in forma d’aeroplani negri alla conquista dello zenit. Questi complessi plastici saporiti, colorati, profumati e tattili, formeranno perfetti pranzi simultanei.

4. Abolizione della forchetta e del coltello per i complessi plastici che possono dare un piacere tattile prelabiale.

5. L’uso dell’arte dei profumi per favorire la degustazione. Ogni vivanda deve essere preceduta da un profumo che sarà cancellato dalla tavola mediante ventilatori.

6. L’uso della musica negli intervalli tra vivanda e vivanda, perché non distragga la sensibilità della lingua e del palato e serva ad annientare il Sapore goduto, ristabilendo una verginità degustativa.

7. L’abolizione dell’’eloquenza e della politica a tavola.

8. L’uso dosato della poesia e della musica come ingredienti improvvisi per accendere con la loro intensità sensuale i sapori di una data vivanda.

9. La presentazione rapida tra vivanda e vivanda, sotto le nari e gli occhi dei convitati, di alcune vivande che essi mangeranno e di altre che essi non mangeranno, per favorire la curiosità, la sorpresa e la fantasia.

10. La creazione dei bocconi simultanei e cangianti che contengano dieci, venti sapori da gustare in pochi attimi. Questi bocconi, avranno nella cucina futurista, la funzione analogica immensificante che le immagini hanno nella letteratura. Un dato boccone potrà riassumere un’intera zona di vita, lo svolgersi di una passione amorosa o un intero viaggio nell’Estremo Oriente.

 11. Una dotazione di strumenti scientifici in cucina: ozonizzatori che diano il profumo dell’ozono a liquidi e vivande, lampade per emissioni di raggi ultravioletti (poiché molte sostanze alimentari irradiate con raggi ultravioletti, acquistano proprietà attive, diventano più assimilabili, impediscono il rachitismo nei bimbi, ecc.) elettrolizzatori per scomporre succhi estratti ecc. in modo da ottenere da un prodotto noto, un nuovo prodotto, con nuove proprietà, mulini colloidali per rendere possibile la polverizzazione di farine, frutta secca, droghe ecc.; apparecchi di distillazione a pressione ordinaria e nel vuoto, autoclavi, centrifughe, dializzatori. L’uso di questi apparecchi, dovrà essere scientifico, evitando, p. es. l’errore di far cuocere le vivande in pentole a pressione di vapore, il che provoca la distruzione di sostanze attive (vitamine, ecc.) a causa delle alte temperature. Gli indicatori chimici renderanno conto dell’acidità e della basicità degli intingoli e serviranno a correggere eventuali errori:  manca il sale, troppo aceto, troppo pepe, troppo dolce.

Tags: , , , , , , , , , , , , , ,

6 Responses a “Cucina e ozono”

  1. [...] Olindo Guerrini che tutti avrebbero dovuto leggere: L’arte di utilizzare gli avanzi della cucina. Esso, potrebbe istruire a non sprecare il cibo e a fare una buona [...]

  2. [...] Parmigiano Reggiano, sono i formaggi italiani a pasta dura più pregiati e utilizzati nella nostra cucina e sono i più venduti sul territorio nazionale. Questi formaggi, sono molto simili e hanno avuto [...]

  3. [...] contenitore del robot da cucina, si pongono cento grammi di semi di soia con venti grammi di mandorle, e si mette in funzione per [...]

  4. [...] può insegnarci molto, in quanto rifiuta totalmente il cibo industriale, la conoscenza della cucina di altri popoli, può aiutare ad alimentarci in modo più corretto. Molti stranieri, conservano le [...]

  5. [...] che è dato in Romagna al Parmigiano. Questa è una ricetta che troviamo anche nel famoso libro di cucina di Pellegrino Artusi: “La scienza in cucina e l’arte di Mangiar bene” e corrisponde alla [...]

  6. [...] casalinga delle tagliatelle. In Romagna, quando s’inizia ad interessarsi alla cucina, non si può fare a meno di leggere il libro di Pellegrino Artusi “La scienza in cucina e [...]

Lascia un commento