Estensi, la dinastia costruttiva

La struttura urbanistica di Ferrara, collocata nel perimetro delle mura si è sviluppata fra Medioevo e Rinascimento, durante il dominio della dinastia Estense. E’ il risultato della somma in periodi diversi, di porzioni urbane al nucleo primitivo della città. (Addizioni). Ferrara, con la casata Estense, diventa la capitale di un moderno stato regionale del Rinascimento e oggi è la più giovane provincia della regione Emilia. Estensi sono una famiglia di origine longobarda con proprietà ad Este. Dal 1240 al 1598, sono duchi di Ferrara e quando si  trasferiscono a Modena la città di Ferrara ritorna sotto il dominio del Papa. Non è facile tracciare una breve sintesi degli avvenimenti di circa 350 anni di storia Estense, senza trascurare avvenimenti importanti. Con questo quadro generale, si vuole distinguere l’abilità costruttiva e imprenditoriale di una dinastia che non si esaurisce con le opere descritte. 

Il nucleo che ha dato origine alla città di Ferrara, risale all’epoca Bizantina. Gli Esarchi verso la fine del VII secolo, dopo la distruzione della sede vescovile di Voghenza da parte degli Unni, si insediarono su un’isola protetta da palude, nella zona dove oggi si trova via Porta San Pietro. Qui è stato creato un nucleo urbano edificato, che successivamente si sviluppa in senso lineare da Via Carlo Mayr a Via Ripagrande, allora, Rivagrande, dove scorre il fiume Po. La denominazione Ferrara, risale al 760 circa, quando fu occupata da un re longobardo e si trova scritto in un documento che Ferrara apparteneva all’Esarcato di Ravenna. Dopo venti anni, è riconquistata dai Franchi che consegnano il Ducato al Papa. Verso il Mille, il Papa, dà il controllo del nucleo urbano a Tedaldo di Canossa che costruisce una cinta muraria, leggibile in alcune strade del centro storico: via Garibaldi, via Mazzini, via Saraceno. Ferrara, diviene una città commerciale, mentre sta terminando il dominio bizantino in Italia e inizia la decadenza di Ravenna.

Oltre le mura di Tedaldo, nel 1135, fu costruita la nuova Cattedrale di San Giorgio per dare sede stabile alla cattedra vescovile, dalla chiesa antica di San Giorgio fuori le mura, alla cattedrale nuova. La Chiesa Santa Maria in Vado e il convento esistevano già dal Mille, è una delle più antiche chiese costruite a Ferrara, dove furono battezzati i primi abitanti. In questa chiesa c’è stato un miracolo conservato nella storia. Il 28 Marzo 1171, durante la celebrazione della messa, dalla ostia rotta dal prete esce del sangue che schizza sui muri e oggi è ancora visibile. Dal 1492, la Chiesa Santo Maria in Vado, è ristrutturata sotto la direzione di Biagio Rossetti.

Ferrara, diventa comune nel 1173 e gli statuti comunali, un caso unico fra le città del Medioevo, sono incisi su pietre di marmo di 80 centimetri e messi in vista nella cattedrale. Nella Ferrara commerciale, iniziano le lotte per l’egemonia politica, fra le famiglie più potenti. In questo contesto, di lotta per la supremazia cittadina, emerge la dinastia degli Estensi e Azzo VII, sarà due volte Podestà nel 1196 e nel 1208. Dentro le mura, nel 1241 sorge il convento e la prima chiesa di San Francesco.

Il Palio di Ferrara, il più antico d’Italia, è stato fondato nel 1259 a celebrare la vittoria di Azzo II. Oggi per tradizione, il Palio si corre in città e in Piazza Ariostea. Gli Estensi hanno il predominio nella vita pubblica della città ed iniziano ad imporre l’eredità del potere, contro l’autonomia  scritta negli statuti comunali. Successore di Azzo VII Novello, sarà Obizzo II che muore nel 1293 e nomina Azzo VIII marchese d’Este. I primi Estensi, erano violenti e bellicosi e Dante li colloca all’Inferno. Le successioni degli Estensi, sono complicate dal numero di figli illegittimi di ogni principe. Verso il 1300, anche Modena e Reggio, entrano a far parte del dominio Estense.

La Chiesa di San Francesco. Nel 1341, Rinaldo e Niccolò I d’Este fecero costruire il convento e la chiesa di San Francesco, collocati in un altro luogo, già dal 1240, rispetto all’odierna ubicazione. Gli architetti furono Armanno, Taddeo e Falconetto da Fontana.  Nel 1494, la chiesa fu ridisegnata da Biagio Rossetti sulle stesse strutture. La costruzione fu affidata a Bartolomeo da Righino e Andrea Fiorato, ma nel 1515, a causa del cedimento del suolo, la chiesa crolla e dal 1516 al 1530 fu ricostruita sotto la guida di Biagio Rossetti che muore lo stesso anno. Nel terremoto del 1570, crolla la cupola e il campanile subisce gravi danni. In seguito, fu ricostruita cupola e campanile… e sarà soggetta a diverse ristrutturazioni.

La dinastia Estense, prende la guida della città e nel 1385 comincia a costruire il Castello, una imponente opera di ingegneria che un primo tempo, serve per il controllo politico e militare della città e in seguito, diventerà residenza della famiglia ducale. Il progetto è di Bartolino da Novara su mandato di Nicolò II. Il Castello è inserito dentro la prima Addizione. Nello stesso anno, si inizia anche a costruire Palazzo Schifanoia, su incarico di Alberto V, una Delizie Estense. Le delizie, sono edifici di svago e passatempo. Nei possedimenti Estensi sono costruite circa trenta delizie, alcune si possono visitare, altre sono state distrutte. Col lungo regno dal 1348 al 1388, Nicolò II, ha consolidato la struttura istituzionale del ducato, organizzando un moderno principato. Il suo regno è travagliato da alluvioni ed epidemie di peste, rivolte per tasse. Nicolò II affronta i problemi urbani, con la prima Addizione, ingrandisce a nord la città.. Quartieri e mura arrivano fino a Corso Giovecca.

Dopo la morte di Nicolò, per cinque anni alla guida del ducato, c’è Alberto. Una sua statua è collocata nella parte bassa della facciata esterna del Duomo. Accanto, inciso su piani di marmo, c’è un documento di Bonifacio IX che istituisce l’Università di Ferrara nel 1391, l’avvenimento più importante della fine del secolo. Alberto, ha intuito l’importanza della cultura per lo sviluppo della città che fece di Ferrara un centro di attrazione delle arti e delle lettere.

I duchi del Rinascimento.

Successore di Alberto, per un lungo periodo, dal 1393 al 1441, fu un figlio naturale, Nicolò III, legittimato, autorizzato dal Papa alla successione. Nicolò III, rappresenta l’idea di Principe sostenuta in futuro da Macchiavelli. E’ di questo periodo anche la storia di Ugo e Parisina Malatesta, la sua seconda moglie di quindici anni che ha sposato nel 1418. Nicolò III, aveva un carattere vendicativo e si è distinto anche per il numero di figli nati al di fuori dei suoi tre matrimoni. Nonostante tutto, il lungo periodo del suo regno, fu un periodo di pace, cercò di ingrandire i possedimenti e attuò una politica di mediazione con gli altri principati. Morta la prima moglie, sposa Parisina Malatesta, e quando scopre una relazione con un figlio illegittimo della stessa età di Parisina, li fa decapitare entrambi, nel Castello di Ferrara, poi si sposa ancora e da questo matrimonio nasce Ercole, successore di Borso. Nicolò III, si apre alla cultura umanista, invita a palazzo il veronese Guarino Guarini e gli affida la formazione del figlio Leonello, che avvia agli studi umanistici del mondo classico. Leonello, il secondo dei suoi figli illegittimi, dal 1441 al 1450, diventa il suo primo successore.

Nel 1442, Giovanni Romei, banchiere, usuraio, cortigiano della casa d’Este, costruisce la casa in via Savonarola. Questa casa è uno dei migliori esempi di abitazione Rinascimentale a Ferrara. Con testamento, alla morte, lascia la casa al convento Corpus Domini. Nel Cinquecento, una parte della casa è ristrutturata per conto del Cardinale Ippolito d’Este, fratello di Alfonso II. Nel 1810, il convento è soppresso e diventa proprietà statale. Nel 1872, il monastero è riconsegnato alle Clarisse e la casa passa al Comune che alloggia famiglie senza casa. Nel 1895, il Comune vuole demolire la casa e lo Stato la ricompra. Dal 1919 al 1920, è ristrutturata e nel 1936, si restaura la facciata. Dal1952, la casa, è un museo statale.

Con Leonello, si apre un periodo straordinario che consacrerà Ferrara un centro del Rinascimento a fianco di Firenze e Urbino, consolidando la cultura del Rinascimento. Leonello invita nella sua reggia gli artisti del tempo, consiglia Alberti a scrivere De Re Aedificatoria. Gli Estensi, preferiscono l’architettura e l’urbanistica, invece di altre arti, anche se artisti e letterati, musicisti, sono invitati dal ducato estense. La musica, fra i principi, ebbe una grande diffusione e influenza. Non è un caso se ancor oggi, la maggior parte dei musicisti italiani, proviene dalle zone che furono dominate dagli estensi. L’arte, non era solo l’ornamento per la vita di corte, ma uno strumento d’autorità e prestigio dell’azione politica. I letterati e gli artisti diventano spesso anche consiglieri e ministri. Leonello, ha concesso alla comunità ebraica presente in città dal 1088 la costruzione del proprio cimitero e nel 1444, fece costruire l’ospedale di Sant’Anna che ancora oggi esiste.
Nel 1449, Leonello, ospita gli artisti Weyden, Mantegna, Jacopo Bellini e Piero della Francesca dipingeva affreschi perduti. Leonello, continua il periodo di pace iniziato dal padre, anche se il suo regno è stato caratterizzato da diverse carestie e dal peso delle tasse. In questo periodo, l’Università di Ferrara, attrae studenti da diversi paesi e diventa un importante centro per la musica.

Dopo Leonello, i fratellastri Borso ed Ercole, sono i più concreti della dinastia. Il dominio estense, di questo periodo ha maggiore maggiore fama e prestigio.
Borso, è duca dal 1450 al 1471, non si sposa, e non ha figli, ma è un politico accorto ed efficace, ha una profonda fede religiosa, la sua vita, non ha eccessi come quella del padre Nicolò. Borso si è dedicato a opere di filantropia ed assistenza. Al contrario di Leonello, non ama circondarsi di artisti e letterati, ma preferisce la caccia nelle sue numerose tenute, o il contatto col popolo che nutriva per lui molta considerazione e devozione, gli riconoscono le doti del principe giusto e illuminato che prestava attenzione ai bisogni dei sudditi. Gli intellettuali alla corte di Borso dovevano celebrare le glorie del principe, ma non considerava la cultura come fonte di progresso.
Il ducato di Borso fu caratterizzato dalla poesia del Boiardo, mentre Ariosto sarà lo scrittore e consigliere più importante durante il regno di Ercole.
Borso, come di Nicolò II, si circondò di architetti e costruttori, ingrandisce ancora la città con la seconda Addizione. Nel 1451, viene deviato il corso del fiume Po da via XX Settembre. Qui si aggiunge un nuovo quartiere a sud della stessa via, si costruiscono nuove mura che racchiudono anche il Monastero di Sant’Antonio in Polesine, fondato su un’isoletta dagli agostiniani. Il monastero, nel 1297, passa alla figlia di Azzo II, Beatrice e alle sue monache benedettine. Borso era molto attento alla conduzione degli affari di governo, sempre presente nei luoghi dei possedimenti estensi, seguiva personalmente progetti ed opere di bonifica e controllo delle acque con metodi innovativi e impegni finanziari. Modernizzò la struttura amministrativa dello stato servendosi di validi collaboratori, e non di cortigiani. Il Papa stesso, riconosce in Borso un principe “degno della chiesa”. In questo periodo si dipingono ad affresco le pareti della Delizia Schifanoia con la vita di corte di Borso, il trionfo degli dei che sovrastano le attività umane e il tema astrologico dei mesi. Oltre all’ampliamento della città, la fama di Borso, è quella di aver commissionato la Bibbia miniata a Taddeo Crivelli, conosciuta come Bibbia di Borso.

Da 1471 a 1505, Ercole diventa duca per 34 anni, è figlio di Niccolò III e fratellastro di Leonello e Borso. A Napoli, da 1445 a 1460 studia la tecnica militare e le arti classiche e sposa la figlia del Re, Eleonora d’Aragona. Ha due figlie, Isabella e Beatrice che sposano altre due famiglie in vista, nel ducato di Mantova e Milano. Ercole tratta rapporti internazionali e diplomatici e perde dei territori nella guerra con Venezia. E’ dissipatore di ricchezza e tiene le persone distanti, senza fare attenzione come Borso, ai bisogni del popolo, ma ottiene il massimo prestigio.
Dalla residenza dei sovrani, passano i più importanti musicisti dell’epoca, scrittori, architetti. Biagio Rossetti è un architetto prediletto che deve raddoppiare l’urbanistica della città, la progettazione di nuovi quartieri, monumenti e il restauro di quelli esistenti.
L’Addizione Erculea, è l’impresa più importante della famiglia ducale e di Biagio Rossetti, iniziata nel 1492, forse lo scopo è la difesa della città con nuove fortificazioni, ma sono costruiti quartieri, spazi, giardini, quattro porte, nuove mura. E’ la stessa conformazione urbanistica della città dentro le mura che vediamo oggi. Portarono a compimento la più moderna città europea, la città ideale frequentata da tanti illustri personaggi, la città ideale del Rinascimento che lo è ancora ai giorni nostri.
La città nuova è pensata da Ercole, disegnata, dall’architetto Biagio Rossetti e Pellegrino Presciani, senza cambiare la struttura della città medievale, ma congiungendo alla stessa la città nuova. La struttura portante è formata da due strade perpendicolari come nelle antiche città romane. La prima strada, allora via degli Angeli, oggi via Ercole d’Este, inizia dal Castello e giunge fino alla Porta degli Angeli dove transitano personalità illustri e duchi che vanno a caccia nella loro tenuta che oggi è un parco pubblico. La porta fu chiusa, quando i duchi partirono da Ferrara per Modena.
All’incrocio della strada perpendicolare, oggi, strada Rossetti, nel 1493, si comincia a costruire il Palazzo dei Diamanti allora residenza degli Estensi, per conto di Sigismondo, fratello di Ercole, quasi una fonte di luce che si irradia sulla città, formato da un bugnato esterno con 8500 diamanti, cioè blocchi di marmo bianco con forma di diamante che catturano la luce in modo differente durante l’arco della giornata. Chi visita la città, dovrebbe percorrere via Ercole d’Este, partendo dal Castello e arrivare fino alla porta degli angeli, a piedi o in bicicletta. La via Rossetti, si può percorrere anche in macchina e arrivare in Piazza Ariostea, l’antica piazza  rinascimentale, aggiunta da Biagio Rossetti con l’addizione erculea, dove ogni anno, c’è ancora il Palio di Ferrara. Agli amanti del gelato, ricordo che in questa  piazza, c’è la migliore gelateria di tutta l’Emilia.

Gli ultimi duchi nella Ferrara del Cinquecento.
Negli ultimi cento anni, nel dominio dei duchi accadono diverse catastrofi: gli straripamenti delle acque del Po che spesso allagano la città. Si realizzano lavori di arginatura, controllo e bonifica delle acque. Nel 1528, la città è colpita da una epidemia di peste nera. Fra  il 1570 – 1574, a Ferrara, un terremoto danneggia il patrimonio storico, monumentale. Molti edifici non furono più ricostruiti con la stessa qualità di materiale e col tempo diventano fragili. Nel 1593, una carestia travolse l’economia del ducato, producendo tanti cittadini poveri. Oltre alle calamità naturali, iniziò a rivelarsi l’ostilità dei papi  verso i duchi. Il Papa Giulio II, successore di Borgia dal 1503 al 1513, fu nemico di Alfonso Primo e Pio Quinto non vedeva di buon occhio il matrimonio di Ercole II con Renata di Francia. Nel ducato Ferrara, in questo secolo, vivono donne di grande interesse.

Durante il Rinascimento, in Francia, Spagna e Inghilterra, si sono formate le monarchie nazionali. La Francia era diventata lo stato più temuto d’Europa, mentre l’Italia, frazionata in piccoli stati, era più debole rispetto alle già formate monarchie europee. Nell’insieme, gli stati italiani erano più ricchi e civili d’Europa, ma non avevano la forza politica e militare degli altri paesi e diventarono facile preda dello straniero. Nel 1492, muore Lorenzo Magnifico, autore dell’equilibrio politico fra gli stati italiani. Diventa Papa lo stesso anno, lo spagnolo Rodrigo Borgia.
A Firenze, il ferrarese Girolamo Savonarola, insorge contro la corruzione nella chiesa e spera che il re francese Carlo VIII, che minaccia di invadere gli stati italiani, sia utile anche per la destituzione dei Medici. La sconfitta di Carlo VIII, lo è anche per Savonarola, e da questo momento, inizia la lotta tra Francia, Spagna e le potenze europee per la dominazione dell’Italia che dura quasi mezzo secolo. In venti anni, gli stati italiani hanno perso l’ indipendenza politica.

Nel 1500, l’architetto Biagio Rossetti, inizia a costruire Palazzo Costabili.
Dopo quattro anni, la costruzione è interrotta e il palazzo non è finito.
Antonio Costabili, è ambasciatore a Milano e consigliere di Ercole a Ferrara.
Il palazzo è stato commissionato dal duca di Milano che sposa Beatrice d’Este, ma non ci sono prove certe. L’edificio, ha diversi passaggi di proprietà. Nel 1920, esso è acquistato dallo Stato  italiano e dopo i restauri, diventa Museo Archeologico dove sono esposti i ritrovamenti della città greca ed etrusca di Spina. All’interno del palazzo, c’è un cortile con il portico che risente dell’influenza del porticato di Brunelleschi nell’Ospedale degli Innocenti a Firenze.

Nel 1505, scompare Ercole e sarà sostituito dal figlio Alfonso, al quale lascia uno stato forte e la sua successione è acclamata dal popolo. Alfonso muore nel 1534.
Nel 1491, Alfonso sposa la sorella di Gian Galeazzo Maria Sforza, Anna Maria, che scompare dopo sei anni. Successivamente, egli sposa Lucrezia, figlia di papa Rodrigo Borgia nel 1502.
Alfonso, dovrà combattere contro la congiura dei suoi due fratelli e di Papa Giulio II che vuole tornare in possesso dei possedimenti della chiesa. Sarà scomunicato tre volte per la sua politica contro la chiesa. Alfonso, proseguirà la politica favorevole alla Francia intrapresa dal padre.
Fu valente condottiero e un esperto di fortificazioni, completò le mura iniziate dal padre Ercole, fu conoscitore di armi e cercò di avere buoni rapporti con Carlo V che dominava l’Italia. Alfonso, fu soprattutto uomo d’armi, un valente tecnico d’artiglieria. La sua artiglieria ebbe grande successo presso le monarchie europee. Gli sono assegnate diverse invenzioni nel settore delle armi. Ideò anche un sistema di fabbricazione di munizioni. Sconfigge la flotta navale di Venezia con un esercito di terra, che voleva mettere le mani sui territori estensi. Stabilì buoni rapporti col Ducato di Mantova.
Egli  partecipa alla Lega Santa alleato della Francia e nella battaglia di Ravenna (11 aprile 1512), le sue armate consentono ai Francesi di sconfiggere l’esercito pontificio. Fu scomunicato tre volte per la politica contro lo stato della Chiesa.
Anche Alfonso, sarà mecenate delle arti: nel suo palazzo reale, troviamo Tiziano, Giovanni Bellini e lo scultore Antonio Lombardo, che decorarono il Camerino delle Pitture e lo Studio dei Marmi nell’appartamento privato sulla Via Coperta. Purtroppo i dipinti e le sculture furono dispersi nel 1598 quando Ferrara passò sotto lo Stato Pontificio. Fu anche protettore di Ludovico Ariosto che dedicò il suo poema al cardinale Ippolito d’Este, fratello di Alfonso. Lo stesso Ariosto, diventò il suo amministratore. In questo periodo, Michelangelo, visiterà Ferrara per conto della Repubblica di Firenze.

Ercole II, figlio di Alfonso e Lucrezia Borgia, sposa per convenienza politica Renata di Francia nel 1528, che contribuì a diffondere la Riforma in Italia, e sarà governatore di Ferrara dal 1534 al 1559.  Renata di Francia è una figura importante per la cultura del 1550, per le simpatie luterane e calviniste. Alla corte di Renata di Francia,  Torquato Tasso scrive Gerusalemme liberata. Ercole muore nel 1559, in una battaglia contro il re di Spagna Filippo II, commissionata dal Papa Paolo IV. Quando Ercole Morì, Renata tornò in Francia nel suo Castello.

Alfonso II, è l’ultimo duca a Governare Ferrara, dal 1559 al 1597, fu mecenate di artisti e di Torquato Tasso. Alfonso, sposato tre volte, non ha eredi diretti e nomina Cesare, l’ultimo figlio di Alfonso, ma il Papa Clemente VIII, non riconosce altri discendenti e il ducato di Ferrara, ritorna sotto la gestione diretta della Chiesa. La successione di Cesare, è riconosciuta solo dallo imperatore di Modena e Reggio. Cesare, sposa Virginia, la figlia di Cosimo, della famiglia dei Medici. Da questo momento la dinastia Estense, continua la sua storia a Modena e Reggio.

Nel 1598, il passaggio allo Stato della Chiesa, per Ferrara, accade in un periodo di debolezza economica. Lo stanziamento della chiesa, ha causato la distruzione di un quartiere popolato e demolito la delizia del Belvedere. Come in altre città d’Italia, si costruisce una rocca  che sarà odiata dal popolo.

Nello stesso anno, il ducato estense, dovrà cedere allo stato Pontificio anche i possedimenti che aveva in Romagna: Bagnacavallo, Lugo, Conselice, Cotignola, Fusignano, Massalombarda, zona definita Romandiola o Romagna Estense.

 

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3 Responses a “Estensi, la dinastia costruttiva”

  1. [...] 1908, ed esso è ospitato in un antico monastero dei Camaldolesi, su un’area di circa novemila metri quadri, distribuiti su diversi livelli. La delibera del sindaco Gallo Marcucci, per la nascita del museo, [...]

  2. [...] sviluppo economico nell’industria e nell’artigianato, tradizionalmente favorito anche dai duchi Estensi. Le imprese, si sono specializzate in diverse tipologie di produzione, integrando spesso vari campi [...]

  3. Mahendra scrive:

    I’m not talking about the naesrwnors per se, but those sign posts sticking out look like an accident waiting to happen. Even just a second of inattention can easily mean a handlebar catching the signpost.In the USA, there’s an emphasis on deliberating designing traffic features so they don’t kill you if you make a mistake. Hence our water filled crash barriers, utility poles that are designed to break off, “Jersey” barriers that are designed to direct traffic back onto the road instead of just causing a crash, and so forth. For cyclists, that would mean things like storm drains that won’t catch wheels, and lower curbs across potential cyclist right of ways — cyclists do need to make left turns, after all, which is why these lower curbs are considered desirable here. The Santa Cruz curbs I mentioned were designed by cyclists for cyclists.

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