Giorgio De Chirico e la Metafisica a Ferrara

Le muse inquietanti - Giorgio De Chirico - 1918Dopo cento anni, Giorgio De Chirico, ritorna a Ferrara, nella città dove ha dipinto le sue opere più importanti e ha fondato la scuola Metafisica, un genere di pittura che aveva iniziato a Firenze e continuato a Parigi.

La città Estense, rivive il soggiorno di Giorgio De Chirico, iniziato da giugno 1915 fino a dicembre 1918.  A Palazzo Diamanti, dal 14 novembre 2015 al 28 febbraio 2016, una grande esposizione, ricorda gli anni della presenza di De Chirico, fondamentali in Italia, per la nascita della scuola pittorica Metafisica, fra le più importanti, nell’Italia del primo Novecento. Nella mostra, saranno esposti i dipinti, creati a Ferrara nel soggiorno avvenuto durante il periodo della Prima Guerra Mondiale, quando fu inviato in città per il servizio militare, le opere provengono dai più importanti musei del mondo, molte delle quali, esposte per la prima volta in una mostra italiana. I dipinti di De Chirico, non sono gli unici ad essere presenti, possiamo vedere anche i capolavori di Carrà, Morandi, De Pisis, Dalì, Magritte, Ernst… 

Il periodo che parte dalla nascita del Futurismo nel 1909 alla Seconda Guerra Mondiale, vede un ritorno alla tradizione artistica classica, rivista con occhio moderno dalla Pittura Metafisica, dal movimento artistico Novecento e dalla rivista Valori Plastici che diffondeva le tendenze dell’arte.

La rivista Valori Plastici, creata dall’artista Mario Broglio, si serviva di importanti collaboratori, pittori, poeti, scrittori, fra cui de Chirico (1888-1978), Carrà, De Pisis (1896-1956), Giorgio Morandi (1890-1964), Alberto Savinio (1891-1952), Mario Broglio (1891-1948), Ardengo Soffici (1879-1964), Emilio Cecchi, Giuseppe Raimondi e l’olandese Theo van Doesburg e altri.

La Pittura Metafisica di Giorgio de Chirico (1888-1978) e di Carlo Carrà (1881-1966), le esposizioni del gruppo Novecento e la rivista Valori Plastici credevano in un ritorno alla razionalità e alla chiarezza produttiva della tradizione classica italiana, esigenza che dominò questo nuovo momento culturale. Valori Plastici ebbe vita breve, dal 1918 al 1921, mentre Novecento, apparso nel 1922, da movimento locale, divenne “arte di stato” fino al 1933, quando il Duce impose un altro tipo d’arte nazionale

La ricerca della Metafisica, inizia a Firenze, e continua a Parigi fra il 1910-1915, quando Giorgio De Chirico, raggiunge il fratello Alberto Savinio, che diverrà anche il teorico della scuola metafisica. In questa città, espone, dipinti che prendono le distanze dalle scuole di pittura che c’erano a Parigi.   All’epoca, incomincia ad osservare di nuovo le opere dei grandi artisti del passato, c’è un ritorno alle regole della prospettiva e della geometria. La figura è rappresentata in modo sintetico ed essenziale, quasi primitivo, tende a scomparire, immagini grottesche, colori a piani, sia per le figure, sia nelle nature morte e negli oggetti ad uso quotidiano, scene sospese nel tempo e dall’ambiente terreno, che anticipano le immagini del Surrealismo.

Nell’estate del 1915, gli eventi bellici, trasferirono De Chirico e il fratello Alberto Savinio, a Ferrara, dove incontrarono Carrà e De Pisis e diedero origine alla scuola della pittura metafisica in Italia. Ferrara è il centro della cultura, ma anche una “città di campagna”, dove domina il silenzio, lo spazio e la quiete che si riflette nelle opere prodotte in questo periodo. Gli artisti che si trovano in città, avranno molti contatti con il mondo artistico e letterario fiorentino e romano.

La Pittura Metafisica in Italia                                                                    

I progetti della fanciulla - Giorgio De Chirico - 1915La Pittura Metafisica inizia a Ferrara con il soggiorno di Giorgio De Chirico e suo fratello Alberto Savinio e in città, ad agosto 1916, incontrano Filippo de Pisis, che abitava nella stessa via Montebello, 33. Carlo Carrà nello stesso anno lascia il Futurismo per la Pittura Metafisica. All’intraprendenza e al movimento del Futurismo, Carrà sostituisce l’immobilità, la rigidità schematica degli interni e la solitudine delle figure rappresentate come manichini. Nella metafisica, non si parla più di futuro e velocità, non si vuole più la distruzione dei musei come nel Futurismo, si ritorna alla tradizione figurativa italiana di Giotto, Masaccio, Paolo Uccello, Piero della Francesca… L’otto gennaio 1917, Carlo Carrà, inizia il servizio militare a Pieve di Cento, in Provincia di Ferrara, alla fine di marzo, è trasferito a Ferrara, dove incontra De Chirico.

Il 10 aprile, sono ricoverati nell’ospedale militare per i malati nervosi “Villa del seminario” e vi restano fino a metà agosto dello stesso anno. Le caratteristiche architettoniche della città, gli elementi di geometria e prospettiva, diventano il soggetto di sfondo di molti dipinti. Nel periodo della convalescenza, gli artisti ricoverati, avevano una stanza dove loro potevano dipingere.

Giorgio de Chirico (1888-1978), si è formato sulla cultura figurativa del romanticismo nordico, ed è stato attirato dall’inizio da Bòcklin e Max Klinger, le cui opere incomprensibili ispirano molto i suoi primi quadri. L’influenza di Poussin e di Claude Lorrain lo portò a rivalutare la civiltà greca e la pittura neoclassica italiana. De Chirico, nacque in Grecia da genitori italiani studiò la pittura ad Atene, e poi all’Accademia di Firenze e in quella di Monaco di Baviera, dove scopre gli artisti dell’Europa del Nord. A cominciare dagli incontri con Carlo Carrà nel 1917, nell’opera di Giorgio De Chirico appaiono figure antiche, simili a manichini, molti attribuiti al fratello, Alberto Savinio, anche lui pittore e  musicista, critico letterario, saggista.

L’ambiente delle opere di de Chirico è isolato e triste; il sogno, il ricordo e la realtà le conferiscono carattere di sorpresa e contraddizione. La prospettiva e il modo di dipingere alla maniera degli antichi maestri rivelano la sua rivalutazione del passato. Uno dei capolavori più importanti della Pittura Metafisica: “Le muse inquietanti”, dipinto a Ferrara nel 1916. In questo quadro De Chirico mette in primo piano una serie di statue grottesche, oggetti isolati e immersi nel vuoto della scena. Le due statue in primo piano, una verticale e l’altra seduta, ricordano l’ Hera di Samo e la Statua di Chares. La composizione si prolunga con una fuga verso il fondo, dove la costruzione medievale del Castello di Ferrara è avvicinata a frammenti di edifici industriali, tema questo trattato spesso dal pittore. E’ come se l’artista volesse rappresentare nel dipinto i simboli di epoche diverse, in un tempo in cui non c’era certezza del futuro. In mostra sono esposti altri dipinti con soggetti tipici della città di Ferrara: il pane, la famosa Coppia, interpretata da De Chirico. In un periodo di insicurezza, per Giogo De Chirico, Ferrara, si rivelò una città magica. La sua partenza avvenne il 31 dicembre 1918, quando fu trasferito a Roma per continuare il servizio militare.

Finita l’esperienza ferrarese, de Chirico tornò alla pittura romantica e simbolista tedesca, alla rappresentazione simultanea della realtà e del mondo classico, di questo periodo, la serie di autoritratti del 1923-1924. L’universo misterioso dell’opera di De Chirico, fa di lui anche il primo ideatore della pittura surrealista.

Nello stesso periodo, a Bologna, emerge la figura di Giorgio Morandi, anche lui collaboratore di Valori Plastici, e membro del gruppo dei pittori della Scuola Metafisica. In Morandi, la composizione della pittura è formata in modo diverso dai suoi colleghi, con soggetti senza vita, nature morte e paesaggi, con un carattere inanimato e fermati nel tempo.

Durante il periodo che Giorgio De Chirico ha vissuto a Ferrara, in città, non c’era il pittore più conosciuto a livello internazionale: Giovanni Boldini, che si era trasferito nella città di Nizza in Costa Azzurra, dal 1914 al 1918.

Il linguaggio del bambino - Giorgio De Chirico - 1916La mostra, merita di essere visitata, è una grande esposizione dedicata ad un periodo molto importante per la storia dell’arte, ma sorge una domanda, che non riguarda solo questa, ma anche le altre grandi esposizioni che si svolgono in Italia. Quanto costa l’organizzazione di una mostra, e quali sono i ricavi di queste mostre? Certamente, per l’Italia è il modo migliore per promuovere la cultura e il turismo, ma chi controlla, se le esposizioni sono organizzate bene e non producono perdite che si possono ritorcere sui cittadini? Le mostre d’arte, sono finanziate da istituti di credito e da enti pubblici. Questo tipo di manifestazione, dovrebbe avere un bilancio pubblicato on-line, per dimostrare se con la cultura, si mangia davvero o non si mangia.   info@mancinigabriella.it

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