Giorgione, poesia di Hermann Hesse

Così lascin la terra gli artisti!
Senza giorno di morte, sepolcro o notizia
di vecchiaia, declino, tramonto e dolore!
Qual favola, qual poesia ci giunge
la tua vita: trasfigurata dal piacere,
dall’acre profumo di uno strazio mai gravata.
Forse da passioni e piaceri giovanili
la peste nera via ti ha strappato;
forse di notte, dalla barca ornata a festa
la fredda notte giù ti ha trascinato!

Non lo sappiamo. Di te più non abbiamo
che pochi quadri, la cui dolce potenza
intatta nella sua antica bellezza
ci sorride eterna e immacolata,
e una leggenda che col suo splendore
la memoria tua orna di vincente giovinezza.
Non hai sepolcro. Indomita fu la tua esistenza.
Non appassì. Per noi sei vivo ancora.

Questa poesia di Hermann Hesse, l’ho pubblicata, perché Giorgione era uno degli artisti preferiti di Paola.

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Il Liceo Artistico

Al Liceo Artistico di Ravenna, ho conosciuto Paola Petrini. Era una ragazza diversa dalle altre. S’impegnava molto nelle materie artistiche. Per imparare a disegnare e le regole del disegno, ci facevano riprodurre le copie di gesso di figure e opere classiche; lei non si staccava mai dai disegni, mentre le altre ragazze, stavano spettegolando di cose futili, d’abiti, di moda. Non parlava mai con nessuno, ma quando le rivolgevo la parola, lo faceva volentieri. Abbiamo iniziato ad intrattenere conversazioni sulla Storia dell’Arte, e a commentare le lezioni, che non erano tanto facili per i ragazzi provenienti dalla scuola media. Abbiamo cominciato ad andare a vedere dal vero i monumenti, i musei e le opere d’arte che il professore ci spiegava, e da lì è nata la nostra amicizia. Ben presto siamo diventati inseparabili. Al secondo anno di Liceo, sembrava che la nostra amicizia dovesse finire.

Per vari problemi con mia madre, avevo deciso di interrompere gli studi. Non andai a vedere i voti finali e lei ha pensato che volessi abbandonare la scuola, allora mi scrisse una lettera, dicendo, che se lo avessi fatto, si sarebbe interrotta la nostra amicizia. Alla fine della lettera, mi faceva, le sue condoglianze. Non ho abbandonato la scuola e al terzo anno, abbiamo rappresentato l’indissolubilità della nostra amicizia col “Bitratto”, la scultura di una testa in argilla con due facce: da un lato lei faceva il mio ritratto e sul retro io facevo il suo ritratto. Per le vacanze di Natale, la scultura è sparita e non l’abbiamo più trovata.

Paola, aveva un obiettivo ben preciso: frequentava il Liceo Artistico, perché in futuro voleva fare la pittrice. Io avevo frequentato il Liceo Artistico, perché me lo avevano consigliato i professori delle scuole medie; la mia famiglia era contraria e mi ostacolava e se non era per Paola, non finivo il Liceo che ormai frequentavo solo per la sua amicizia.

Visita il sito:  www.paolapetrini.it  se vuoi vedere alcune opere di Paola.

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Hesse, diario di viaggio 1901, Ravenna

Martedì, 30 aprile 1901

Pioggia. Ho reso la prima visita all’antichissimo Battistero: i mosaici della sua cupola sono la prima importante testimonianza d’arte paleocristiana che vedo. Il Battistero, con questi mosaici, mi fa un’impressione enorme, indimenticabile. Il Duomo è nuovo, chiaro e sobrio;  buono l’antico campanile. Nel palazzo arcivescovile ho visitato la deliziosa cappellina, con meravigliosi mosaici. Piove, la città mi si mostra nel suo aspetto meno ospitale, inoltre ho un terribile raffreddore; eppure questi mosaici mi procurano un piacere indicibile, e sono molto contento di essere venuto a Ravenna.

Incantevole il giardino dell’Accademia, con alloro, abeti e prato; come alcune piazzette con vecchi edifici grigi e cantucci romantici.  

Nel convento di Classe, usato come museo, molto interessanti i reperti romani ed etruschi; poi una serie d’oggetti intagliati, in avorio, alcuni bei sigilli e resti dell’armatura di Teodorico, interessanti da un punto di vista ornamentale.

Poi San Francesco, col sepolcro di Dante! Ho visitato in pratica tutta la città.

Magnifico San Vitale, con ricchi mosaici; il coro, che n’è completamente coperto, fa un’impressione ricchissima e accecante, ma al tempo stesso grave. La chiesa sembra pericolante; dentro c’è anche acqua.

 Accanto c’è la cappella di Galla Placidia, i cui mosaici sono, se possibile, ancora più ricchi, in particolare il bel mosaico dorato su sfondo blu. L’effetto singolarissimo di questi mosaici è dato in primo luogo dal contrasto tra lo stile arcaico, millenario, e lo splendore dei colori, pieno, ricco, nuovo, così da dare un’impressione d’indistruttibilità ed eternità.

    

Prima di mezzogiorno, ho visitato Sant’Apollinare Nuovo, dove le due grandi pareti della navata centrale sono coperte di mosaici su sfondo d’oro: una meraviglia!  In Sant’Apollinare anche una cappellina con ritratto musivo di Giustiniano e bella sedia vescovile antica, in marmo.

Vicino, il Palazzo di Teodorico.

A mezzogiorno, forte temporale. Dopo mangiato, essendo spuntato ad un tratto il sole, sono andato a passeggio, per far asciugare i miei vestiti bagnati. Ho cercato un’altra volta San Vitale e ho lasciato che i mosaici facessero il loro effetto. Il conto dell’hotel si è rivelato clemente, contro ogni attesa. (Hotel Spada d’Oro. Non caro, ma nemmeno buono)

Nonostante il tempo avverso e le mie precarie condizioni di salute, conservo di Ravenna una grande, importante impressione. La città in sé è tacita, vecchia, interessante sotto molti punti di vista, per quanto ridotta e impoverita.

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