BAMIX, magia in cucina

Bamix, è un frullatore ad immersione che ha ottenuto un gran successo sia nel settore della ristorazione, sia in ambito privato, per la sua praticità, funzionalità, qualità e solidità e durata che lo distingue da tutti gli altri del commercio. E’ stato uno dei primi frullatori ad immersione ad essere immessi sul mercato e fin dal 1954 è prodotto da un’azienda svizzera che lo esporta in tutto il mondo. Il frullatore ad immersione, svolge tutte le funzioni dei frullatori tradizionali e dei robot da cucina, ma è di tipo portatile, occupa meno spazio, è più pratico e s’immerge direttamente il frullatore nel cibo, senza mettere il cibo nel contenitore del frullatore. Negli ultimi anni, è aumentata la produzione dei robot da cucina, molti finiscono inutilizzati per la scarsa funzionalità, ma Bamix, continua ad essere presente nelle nostre cucine.       […]

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FORMAGGIO di FOSSA di Sogliano al Rubicone

Il formaggio di Fossa di Sogliano al Rubicone, in provincia di Forlì, nel 2009, ha ottenuto il marchio D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) assegnato dalla comunità europea ai prodotti fabbricati con metodi e usanze tramandate nei secoli. La tecnica per la produzione del formaggio di Fossa, era già presente nel Rinascimento ai tempi della signoria dei Malatesta.  Il marchio europeo D.O.P. tutela i prodotti storici, di un determinato territorio e tiene conto anche dei fattori climatici e ambientali che condizionano le caratteristiche del prodotto. La nuova denominazione è “Formaggio di Fossa di Sogliano al Rubicone D.O.P.”.  Il formaggio di fossa, tipico di Sogliano, è prodotto anche in altre colline di Forlì-Cesena, Rimini e nel Montefeltro. Il latte dei bovini e degli ovini deve provenire da allevamenti in stalle o pascoli naturali, compresi nelle province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna, Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata, Ascoli Piceno e parte della provincia di Bologna, nel comprensorio di Imola e Castel San Pietro…L’alimentazione degli animali deve essere composta di foraggi prodotti nelle stesse zone.           […]

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GIOCONDA A FIRENZE: esporre copia

Questo anno, ricorre il centenario del rocambolesco furto della Gioconda, il noto dipinto di Leonardo da Vinci, avvenuto al Museo del Louvre il 21 agosto 1911 per opera dell’italiano Vincenzo Peruggia e ritrovata due anni dopo, nel 1913 a Firenze dove tentò di venderla ad un antiquario. Il Peruggia, fu arrestato e il quadro restituito alla Francia. Il fatto, ha contribuito ad incrementare ancora di più la fama del quadro, che ora è diventata una delle opere più famose e visitate del mondo.

Sulla vicenda, sono stati girati film in Italia, e in Francia.

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Malatesta e Montefeltro

La Provincia di Rimini, si è formata nel 1992, dividendosi da quella di Forlì. Nel 2009, ha ampliato il suo territorio sul versante Marchigiano, inglobando sette comuni dell’alta Valmarecchia. Con il referendum del 2006, l’ottanta per cento degli abitanti, dei comuni marchigiani di Casteldeci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, Sant’Agata Feltria, Talamello, San Leo, in provincia di Pesaro-Urbino, si è dichiarata favorevole a far parte della nuova provincia di Rimini che ora conta circa 330.000 abitanti.    (Continua… […]

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Romagna autonoma

Dagli anni Novanta, dopo la caduta del muro di Berlino nelle fiere si vedono gazebo dove si raccolgono le firme per il Referendum allo scopo di sentire un parere della gente per una Regione Romagna, autonoma dall’Emilia, ma ancora non si è visto alcun risultato. Durante le consultazioni elettorali, alcuni partiti sembrano favorevoli alla Regione Romagna, ma poi, finite le elezioni non si sentono parlare più di nulla. In Italia ci sono venti Regioni, ma sarebbero di più, perché alcune sono state unite ad altre senza sentire il parere dei cittadini. Una di queste regioni, è la Romagna. Quando è previsto il referendum?

L’Articolo 132 della Costituzione della Repubblica italiana, così recita:

1. Si può, con Legge Costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta  tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con Referendum  dalla maggioranza delle popolazioni stesse.

2.  Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Province e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.

Gli abitanti di questa zona, superano il milione, ma la Regione Romagna, i comunisti emiliani non la vogliono per motivi economici. L’Emilia è opportunista e pensa a se, mentre la Romagna è stata abbandonata a se stessa come il Meridione per l’Italia. La Romagna serve solo, quando si va a votare per fare vincere le elezioni alla casta comunista. Fanno finta di non capire e per loro il problema non esiste, perchè è più importante la logica di partito della volontà popolare. E’ tipico dei comunisti che hanno governato l’Emilia dal dopoguerra in poi, prendere decisioni senza ascoltare il parere dei cittadini, comportamento ereditato dalla vecchia Unione Sovietica. Uno degli ultimi esempi della tipica ideologia comunista, è la costruzione della Moschea a Ravenna, (sic!) unico monumento costruito dopo di quelli bizantini e l’architettura pubblica di Mussolini Benito. Non fanno niente per la gente del posto, ma costruiscono le chiese per gli stranieri, oppure fanno lavori inutili per favorire le Cooperative, altro fenomeno sovietico. Le amministrazioni locali in queste due regioni sono sempre state di sinistra e la gente del luogo è convinta che sia quella giusta. Non si possono addebitare tutte le colpe all’Emilia, se in Romagna ci sono stati degli amministratori incapaci di fare le cose. In Emilia sono anche più attivi e aperti e le moschee lì, cercano di non farle, perchè hanno affermato che le “le moschee le devono a casa sua” e quando una cosa in Emilia non piace, la  fanno in Romagna.

La caduta del muro di Berlino, ha svelato la falsità dell’ideologia comunista, durante il regime, i popoli vivono nella miseria e i capi partiti invece sono ricchi. In Italia, specialmente in Emilia continuano ad inseguire la logica e l’organizzazione del partito sovietico.  Qualcuno ha capito che la vecchia classe politica comunista deve essere “rottamata”, ma non è ascoltato.

 Ogni investimento e struttura, è fatto in Emilia. A Bologna è stato costruito uno snodo stradale tra i più importanti d’Italia e continuamente si costruiscono strade. In Romagna le strade sono disastrate e piene di buchi e spesso sono causa d’incidenti stradali.  A Bologna sono state costruite fabbriche lungo il Reno e sugli Appennini. Nelle altre province dell’Emilia, moderne città industriali.  Per le fabbriche collocate lungo il fiume, il Reno è il più inquinato d’Italia.  In Romagna non è mai stato progettato alcun piano industriale. C’è un poco di vecchia industria a Ravenna che risale agli anni Sessanta e che procura tumori nella fascia di popolazione limitrofa. Con la scusa della crisi, in Romagna le fabbriche le lasciano chiudere, senza fare niente. Ultimamente, a Bologna, avevano tanti soldi che hanno pensato di comprare dalla Fiat gli autobus a “lettura ottica”, con la guida al centro. Per fare circolare questi autobus, devono rifare tutte le strade di Bologna. Va ricordato che questi autobus, in Europa e in America non li hanno voluti, perché non li hanno trovati funzionali. A Bologna, buttano i soldi dalla finestra. Sono stati per un anno senza sindaco che si è dimesso a causa del “bunga bunga” con la segretaria. Le donne emiliane andavano con i capi comunisti fin dai tempi di Togliatti. In Emilia, ci sono le più antiche università d’Europa. Ai tempi di Napoleone, anche a Cesena c’era l’Università, ma la fecero chiudere, perché creava concorrenza a quella di Bologna. In Romagna, ci hanno sempre lasciato senza Università. Hanno aperto alcune filiali dell’Università di Bologna nel 1997, perché temevano che ai tempi d’Internet si frequentassero on-line le Università d’altre città. Le Cooperative di consumo sono tutte Emiliane e servono per sfruttare ulteriormente il territorio: fanno spendere i soldi della busta paga degli operai e quasi la metà dei prodotti è d’origine cinese, dove la gente lavora anche per un euro l’ora.

La Regione Romagna, è formata da tre Province e mezzo: Fortlì-Cesena, Ravenna, Rimini e una parte di Provincia di Bologna. In Provincia di Bologna, c’è la Romagna bolognese, composta dai comuni d’Imola e Castel San Pietro.  I due Comuni in Provincia di Bologna, sono più progrediti rispetto a quelli delle altre province. Fino a poco tempo fa, non c’erano disoccupati. Gli abitanti della Provincia di Rimini, hanno costruito una struttura turistica, seconda al mondo come numero d’alberghi. Questo settore offre lavoro per soli tre mesi l’anno e questo tipo di lavoro si può considerare precario. Nello stesso tempo hanno sviluppato il settore fieristico e congressuale e quello commerciale e artigiano. Rimini è la città più commerciale della Romagna che favorisce la piccola impresa. Nella Provincia di Forlì-Cesena è predominante il settore agro alimentare e commerciale. Con la produzione di frutta e ortaggi, ci sono tanti magazzini di frutta e la esportano in Germania e nei paesi dell’Europa settentrionale, dove la frutta non matura. Qui c’è la fiera Macfrut, importante per il settore agro alimentare. Cesena è la città, fra quelle di Romagna dove è stato costruito il maggior numero di strade. Questa città è il centro della Romagna e se sarà realizzata la Regione Romagna, è la più adatta ad essere capoluogo di Regione. Il capoluogo di regione, non va bene nè a Rimini, nè a Ravenna per diversi motivi, ma anche per questo è meglio fare un referendum, cioè quando si fà il referendum per la regione si deve fare anche per la scelta del capoluogo.  A Forlì, ci sono piccole imprese artigiane. A Ravenna c’è l’industria chimica che sporca e inquina, ma c’è anche un ambiente naturalistico e le pinete. A Ravenna le cose le capiscono sempre più tardi degli altri. Ravenna è patrimonio dell’Umanità per i monumenti dell’arte Bizantina che sono rimasti fra i meglio conservati al mondo, ma con l’oro d’oriente dei mosaici e le chiese, non hanno saputo incrementare il turismo che ci dovrebbe essere per tutto l’anno. Il tempo si è fermato all’epoca Bizantina, dall’arte statica, senza prospettiva e profondità. In sostanza, l’arte rispecchia il volto di questa città che rimane isolata dal resto della Romagna e dell’Italia. Il porto, è l’unico mezzo di comunicazione importante per le merci delle zone limitrofe. A Marina di Ravenna, hanno chiuso quasi tutti gli alberghi. Una Cooperativa, ha costruito il porto turistico per le barche, poi è fallita. Invece degli alberghi, preferiscono le barche. Gli edifici che sono stati costruiti, sono molto brutti, in primo piano c’è il capannone per la riparazione delle barche che è un vero orrore!

Si fa fatica a capire come in un paesaggio del genere, si è potuto costruire questo schifo di cemento per la manutenzione delle barche che si poteva fare anche da un’altra parte.

La Provincia di Ravenna, ha le strade più disastrate di tutta la Romagna. La città di Ravenna è un dormitorio d’impiegati e operai al servizio dell’industria chimica e di burocrati. Si favorisce il lavoro dipendente e le cooperative. Nel faentino è predominante il settore agricolo, Lugo e Russi sono i Comuni più commerciali della provincia di Ravenna.  La Romagna, se fosse stata territorio della Lombardia, non sarebbe in queste condizioni. Lì, i treni arrivano anche sulle montagne ed è la regione più ricca e produttiva d’Italia. L’Emilia è simile alla Lombardia, la Romagna al meridione.

Foto di Marina di Ravenna: la Colonia, e due immagini del Porto turistico di Marinara

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Hesse, diario di viaggio 1901, Ravenna

Martedì, 30 aprile 1901

Pioggia. Ho reso la prima visita all’antichissimo Battistero: i mosaici della sua cupola sono la prima importante testimonianza d’arte paleocristiana che vedo. Il Battistero, con questi mosaici, mi fa un’impressione enorme, indimenticabile. Il Duomo è nuovo, chiaro e sobrio;  buono l’antico campanile. Nel palazzo arcivescovile ho visitato la deliziosa cappellina, con meravigliosi mosaici. Piove, la città mi si mostra nel suo aspetto meno ospitale, inoltre ho un terribile raffreddore; eppure questi mosaici mi procurano un piacere indicibile, e sono molto contento di essere venuto a Ravenna.

Incantevole il giardino dell’Accademia, con alloro, abeti e prato; come alcune piazzette con vecchi edifici grigi e cantucci romantici.  

Nel convento di Classe, usato come museo, molto interessanti i reperti romani ed etruschi; poi una serie d’oggetti intagliati, in avorio, alcuni bei sigilli e resti dell’armatura di Teodorico, interessanti da un punto di vista ornamentale.

Poi San Francesco, col sepolcro di Dante! Ho visitato in pratica tutta la città.

Magnifico San Vitale, con ricchi mosaici; il coro, che n’è completamente coperto, fa un’impressione ricchissima e accecante, ma al tempo stesso grave. La chiesa sembra pericolante; dentro c’è anche acqua.

 Accanto c’è la cappella di Galla Placidia, i cui mosaici sono, se possibile, ancora più ricchi, in particolare il bel mosaico dorato su sfondo blu. L’effetto singolarissimo di questi mosaici è dato in primo luogo dal contrasto tra lo stile arcaico, millenario, e lo splendore dei colori, pieno, ricco, nuovo, così da dare un’impressione d’indistruttibilità ed eternità.

    

Prima di mezzogiorno, ho visitato Sant’Apollinare Nuovo, dove le due grandi pareti della navata centrale sono coperte di mosaici su sfondo d’oro: una meraviglia!  In Sant’Apollinare anche una cappellina con ritratto musivo di Giustiniano e bella sedia vescovile antica, in marmo.

Vicino, il Palazzo di Teodorico.

A mezzogiorno, forte temporale. Dopo mangiato, essendo spuntato ad un tratto il sole, sono andato a passeggio, per far asciugare i miei vestiti bagnati. Ho cercato un’altra volta San Vitale e ho lasciato che i mosaici facessero il loro effetto. Il conto dell’hotel si è rivelato clemente, contro ogni attesa. (Hotel Spada d’Oro. Non caro, ma nemmeno buono)

Nonostante il tempo avverso e le mie precarie condizioni di salute, conservo di Ravenna una grande, importante impressione. La città in sé è tacita, vecchia, interessante sotto molti punti di vista, per quanto ridotta e impoverita.

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“DALL’ITALIA”, Hesse, scrive di Pascoli

Il raffinato poeta italiano Giovanni Pascoli, da poco scomparso, è stato sinora tradotto ben poco.

Adesso, Benno Geiger ha tradotto in tedesco (per i tipi di Kurt Wolff) una piccola raccolta, quasi troppo ridotta, delle sue poesie, soprattutto delle prime. Pascoli è sicuramente difficile da tradurre, non è facile da leggere neppure in originale; inoltre, molti dei suoi delicati Poemetti  sono così carichi della sua musicalità descrittiva che una traduzione pare quasi impossibile.  E’ con vivo interesse che si leggono gli esperimenti di Geiger, e sorprendono la duttilità e la bellezza con cui queste versioni seguono l’originale, nonostante alcune forzature e invero alcuni fraintendimenti.

Meritano partecipazione e rispetto, essendo il primo tentativo serio ed artistico di introdurre in Germania questo pregevolissimo poeta italiano. Pascoli riesce a captare i toni più delicati, a dipingere le atmosfere più interiori: è un maestro del quadretto lirico chiuso, di tipo quasi giapponese; inoltre ha la dimestichezza con i classici tipica dell’italiano colto. Non è improbabile che eserciti la sua influenza anche sulla poesia tedesca.

(da Munchner Zeitung del 5 giugno 1914)

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La piadina tradizionale e quella libera

La piadina, è un prodotto tipico, è considerata il pane dei romagnoli, preparato fin dai tempi degli antichi romani. Giovanni Pascoli, ha scritto una poesia sulla piadina. Ai suoi tempi, era il pane che si faceva da soli in campagna. Marino Moretti, in seguito, ha dedicato una poesia alla piadina. Recentemente, alla piadina è stato assegnato il marchio IGP, Indicazione d’Origine Protetta. Tradizionalmente, era un pane azzimo (senza lievito) che si faceva con acqua, farina e sale e in seguito con l’aggiunta di strutto. Ai nostri tempi è consentito anche l’uso dell’olio d’oliva per esigenze dietetiche, ma la piadina tradizionale, si fa con lo strutto, il grasso del maiale. Eventualmente, conviene diminuire la quantità di strutto al 10% e utilizzare metà acqua e latte. Per un chilogrammo di farina tipo zero, è previsto dal 10 al 20% di strutto, cinquanta grammi di lievito chimico, tipo per torte salate o baking, venti grammi di zucchero o miele, l’acqua o il latte (tiepidi) devono essere circa la metà della farina, dodici grammi di sale. L’impasto, deve riposare coperto circa un’ora a pezzi o a palline che variano dai 50 ai 200 g. Con questa ricetta e ingredienti di qualità, riuscirete tutti a fare una buona piadina, “il pane che si fa da soli”.  Mi permetto però di fare un’osservazione personale.  La piadina tradizionale, si faceva in campagna, qui si svolgevano lavori pesanti e si smaltivano anche le calorie dei grassi aggiunti. Ai giorni nostri, la gente lavora in ufficio e fa poco movimento, e difficilmente riesce a smaltire i grassi della piadina se si mangia in sostituzione del pane. Nella piadina fatta in casa, conviene mettere meno del 5% di grassi e usare l’olio d’oliva. La piadina dei chioschi e industriale deve attenersi al regolamento IGP che prevede l’aggiunta del 10-20% d’olio o strutto. Io, nel regolamento, avrei messo da zero a duecento la quantità di grassi, perché i tempi sono cambiati. Con una quantità maggiore di grassi, è più saporita, ma negli alimenti ci sono troppi grassi.

La piadina tradizionale, si cucina sul “testo”, un disco di terracotta, prodotto a Montetiffi di Sogliano, o in piastre d’altro materiale. Generalmente, si cucina un minuto per lato (o di più, in base allo spessore) sul testo rovente, forando la piadina con una forchetta. La piadina, non è uguale in tutta la Romagna. Come la Romagna, presenta diversi aspetti. In provincia di Ravenna, è più grossa e più piccola. A Cesena, è un poco più sottile che a Ravenna. A Rimini, è ancora più sottile e più grande, è simile alla “tortilla” messicana.

Nei ristoranti messicani si farcisce con strisce di pollo e peperoni. Nella provincia di Rimini, a Morciano e nelle Marche, c’è la versione “sfogliata”, lavorata come la pasta sfoglia, piegando più volte l’impasto, ungendola con olio ad ogni “piega”. Questa versione della piadina, è più saporita, ma anche più ricca di grassi. Chi passa dalla Romagna, non può fare a meno di vedere i chioschi della piadina, sparsi un po’ ovunque in tutti i Comuni.

Ormai, la piadina ha ottenuto la stessa fama della pizza e ci sono aziende che la esportano in tutto il mondo.

La piadina si accompagna con i brodetti di pesce, o i fagioli con le cotiche, la trippa, un altro piatto rustico di campagna, con lo “squacquerone”, (formaggio molle simile allo stracchino) e la rucola. Si farcisce cotta, con la porchetta e i salumi; con la salsiccia, i peperoni e le cipolle grigliate. Ai giorni nostri, nei chioschi, deve sopportare ogni tipo di farcitura, anche la crema di nocciole! Nei chioschi, si fanno altre preparazioni della piadina: i “crescioni”, dove si farcisce la piadina a crudo, piegata a metà con verdure o pomodoro e mozzarella e altre farciture.  Un’altra preparazione dei giorni nostri, è il “rotolo” che si presenta anch’esso con diverse farciture. Purtroppo, nel chiosco, non c’è il vino per degustare la piadina nel modo tradizionale, si vendono bibite in lattina che dovrebbero essere abolite anche in Italia!  Alcuni paesi, non utilizzano le lattine, per le bibite, ma il vetro.  A mio parere, per le bibite, sarebbe meglio ritornare al metodo tradizionale della resa del vetro e abolire le lattine d’alluminio e le bottiglie di plastica. Sarebbe più opportuno mettere nei chioschi delle piccole bottiglie di vino come negli Autogrill per accompagnare la piadina con i vini della Romagna. Per i “buffet” o gli antipasti, se si ha tempo si possono fare anche delle piccole piadine col tagliapasta.

La piadina, è sempre stata considerata “cibo da poveri”, tanto che non è citata dall’illustre gastronomo di Forlimpopoli Pellegrino Artusi, quando pubblicò a sue spese un trattato di cucina di gran successo: “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.

                                                           

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